In certe università la sala delle caselle di posta dei docenti sembra la sala di qualche condominio a gestione famigliare, vedi una fila di cognomi identici, e non è omonimia. Un piccolo controllo ti mostra che i pochi cognomi diversi appartengono a parenti acquisiti. Si tramandassero almeno la sapienza, invece no, se si è fortunati trovi un docente capace con il figlio/nipote/cugino testa di legno; il figlio testa di legno l’ha mandato a lavorare? Ma no, te l’infila in università al primo concorso. Altre università sono toccate dallo spirito santo, sono commissariate eppure sfornano cattedre, contratti e docenti straordinari come piovesse, la miracolosa pioggia della colonna di Marco Aurelio. Più inchieste, presto dimenticate, hanno messo in luce il pessimo stato della Università italiana, pessimo in parte per lo scadimento degli studenti, ma in grandissima parte per il crollo verticale del corpo docente, infiltrato dal cancro del “parente di” e dal cancro della “anzianità”, sì, come tra militari anche a livello universitario prevale l’anzianità, si può essere brillanti ed eccellenti quanto si vuole, ma se davanti c’è uno più anziano che, per così dire, ha staccato il biglietto prima di te devi attendere. Fosse anche un perfetto imbecille questo dovrà avanzare in classifica per permetterti di proseguire, altrimenti l’esilio, la fuga all’estero. Ovviamente essere “parente di” può consentire di fare il furbo: avete presente quelli che invece di fare la coda si buttano fuori con l’auto e sfrecciano lieti in barba a tutti? Beh il “parente di” può permettersi perfino questo. Nella migliore delle ipotesi “parente di” e “anziano” verranno entrambi accontentati (un professore straordinario non lo si nega a nessuno). Come è noto quello che ci rimette è solitamente NN figlio di operaio, il caso Canfora-Sanguineti è stato un esempio illustre. Tra i tre ci rimise quello che veniva dal proletariato. Questo procedimento deve essere moltiplicato N volte, con nomi più o meno noti, solo così si avrà un quadro discretamente corretto della situazione. Parliamoci chiaro, i trucchetti sono roba vecchia, già a fine ‘800 ci sono illustri casi di “spinte” in ambito universitario, il problema è che allora si trattava del Professore che spingeva il pupillo e il pupillo solitamente era persona capace, oggi abbiamo molte spinte che nascono da ragioni più abbiette e sentimentali, ragioni di ventre, ragioni di partito, ragioni di simpatie. La cosa è facilitata da un sistema che, in molti casi, consente di occupare i posti fino a che morte non vi separi, quando sei dentro sei dentro, nessuno ti sbatte più fuori, che tu produca mezzo articolo all’anno o 15 monografie di 300 pagine l’una poco cambia, tanto meno vale il livello di ciò che produci (ovviamente può valere più, in teoria, il mezzo articolo che le 15 monografie se sono cose risapute), nessuno potrà mai farti le pulci, né scindere il contratto, tu sei nel sistema e nel sistema rimani, dando il via, a tua volta, all’avvelenamento dell’ambiente. Che tu sia poi buono o cattivo, imbecille o intelligente poco cambia, basta sistemarti in punti di passaggio fondamentali (magari esami obbligatori) e puoi goderti la vita.